In qualsiasi contesto sociale, i conflitti, oltre ad essere inevitabili, sono anche indispensabili per cogliere le potenzialità della diversità e per crescere come persona. Imparare ad affrontarli in modo costruttivo è fondamentale. Nella realtà però connotiamo la parola ‘conflitto’ negativamente e spesso ciò ci fa reagire in modo disfunzionale.
Nel privato spesso ci viene più facile esprimere il nostro dissenso in una discussione o parlare dei nostri bisogni e sentimenti feriti.
Però più ci sentiamo intimi con la controparte (ad es. partner, familiare o amico), più abbiamo la sensazione che lui/lei potrà capire, e perdonare, se ci lasciamo andare emotivamente.
Nel mondo professionale quando ci troviamo in mezzo ad un conflitto ci sentiamo più frenati ad esprimere i nostri bisogni o sentimenti apertamente, siamo più inclini a nascondere le difficoltà, finché il conflitto esplode in modo del tutto inaspettato per la controparte. Avere completo controllo emotivo spesso viene visto come un approccio professionale ideale; “controllo emotivo” però non deve implicare una negazione del mondo emotivo.
I conflitti nel mondo privato e nel mondo professionale hanno le stesse caratteristiche generali. Ciò che cambia è la nostra modalità nell’affrontarli, in funzione del contesto, delle situazioni e degli interlocutori.
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